artisti ed opere
Carlo Domenici

Carlo Domenici Carlo Domenici, uno dei principali rappresentanti della pittura labronica e Toscana del 900' fu definito il pittore delle campagne per quella sua predisposizione a ricreare, attraverso la sua brillante tavolozza, le atmosfere bucoliche care anche al grande Giovanni Fattori e a tutta la corrente macchiaiola. La natura riusciva ad esercitare sull'animo dell'artista un profondo e misterioso fascino portandolo a fissare su qualsiasi supporto immagini, colori e cromatismi unici. La Toscana ed in particolare la Maremma, Livorno e gli angoli dell'Isola d'Elba furono sorgente d'ispirazione per la realizzazione di importanti opere giunte ai giorni nostri, semplici per la tematica ma di estrema elevatura artistica. Nato a Livorno nel 1897, fu fin da giovane avvolto dalle idee e dai fermenti pittorici di quella corrente Macchiaiola che divenne in seguito la madre di tutta la sua crescita artistica. Condivise il suo amore per la pittura con i paesaggi di campagna livornese, le ampie distese maremmane con i suoi butteri, le vecchie zone di Livorno attraverso i suoi monumenti più caratteristici (I quattro Mori, la Fortezza Vecchia, gli storici ponti sui fossi), i fantastici paesaggi dell'isola d'Elba con i tramonti, i moletti, i pescatori. Tutte scene che mettevano in risalto classici e modesti momenti di vita quotidiana:come i buoi al pascolo, i contadini alle prese con il duro lavoro nei campi, i momenti di caccia con le classiche battute al cinghiale, o le immagini marinaresche con le barche di pescatori all'ormeggio. La sua attività ha inizio nel lontano 1910 quando, appena tredicenne, entra nell'accademia delle Belle Arti di Firenze aiutato dal poeta livornese Giosuè Carducci (amico di famiglia). L'impronta di Giovanni Fattori lasciata all'accademia di Firenze (è stato maestro alle Belle Arti fino ai primi del '900) traccia una linea molto importante per i pittori dell'epoca ed anche il Domenici né viene assorbito. Molti personaggi tra cui Pietro Mascagni, Gabriele d'Annunzio, Giacomo Puccini, Amedeo Modigliani rimangono entusiasti delle sue opere e lo spronano a continuare la strada intrapresa. Frequentatore del famoso Caffè Bardi a Livorno, entra in contatto con il maestro Renato Natali e con lui instaurerà una profonda e duratura amicizia (numerose le mostre in tutta Italia fatte insieme) La notorietà lo porta nel 1940 a trasferirsi a Firenze, culla dell'arte mondiale, lasciando la sua dimora vicino alle scogliere di Calafuria. Non è la lontananza che gli fa dimenticare i colori del mare, tanto che le sue "scappatelle" all'isola d'Elba e a Livorno si fanno più frequenti. Tutte le tecniche furono affrontate con la stessa passione utilizzando a seconda degli stati d'animo, pennelli, matite, carboncini, chine; senza tralasciare neanche !'incisione. Nel 1946 fonda il "Gruppo Artistico Elbani" e istituisce il premio "Llewelyn Lloyd" in ricordo dell'omonimo pittore. L'isola lo ammalia a tal punto che nel 1970 decide di trasferirvisi dando vita a numerosi e splendidi dipinti, fissando le luci, i luoghi e la poesia del posto. Nel 1976 un ictus celebrale gli causò la seminfermità del braccio destro, minando in modo irreversibile tutta la produzione successiva. Furono momenti terribili ma, l'orgoglio e l'ostinatezza del maestro livornese, ed il grande amore di sua moglie Plava Cioni, sono le medicine essenziali che lo riconducono alla sua attività pittorica. Il9 Maggio del 1978 un infarto toglie all'affetto di Domenici, la moglie. Minato da questo ennesimo dramma, l'artista si rinchiude in un profondo silenzio, e neanche il succedere all'amico Renato Natali alla carica di Presidente del Gruppo Labronico, riuscirà a risollevarlo. Il 29 Giugno 1981 la città di Livorno, l'Elba e la Maremma con l'Italia tutta piange la morte di questo "Piccolo grande uomo'; artista che ha saputo esprimere i propri sentimenti nell'arte.